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Conservativa



Conservativa  - Promedica Pescara

Descrizione

L'odontoiatria conservativa è una branca dell'odontoiatria che si occupa delle procedure per l'eliminazione della carie e di quelle relative alla chiusura delle cavità risultanti dall'eliminazione dello smalto e della dentina cariata. Le carie possono essere superficiali o profonde. Nel primo caso ci si limita ad asportare parte della dentina e dello smalto, otturando il dente con appositi materiali (amalgama d'argento o compositi). L'uso delle amalgame d'argento è stato sostituito ormai dai materiali compositi che per le loro caratteristiche adesive permettono una preparazione della cavità cariosa meno ampia rispetto all'uso dell'amalgama che richiedeva cavità dalle caratteristiche particolari perché fossero ritentive.

Nelle carie profonde vi può essere un interessamento della polpa del dente, contenente anche le fibre nervose, e allora si ricorre ad una cura canalare opportuna.

Il termine conservativa indica l'obiettivo di tali cure, cioè quello di conservare i denti altrimenti distrutti dalla carie.

Trattamento laser-assisitito dei tessuti duri

La carie altro non è che un evento infettivo che riconosce in alcuni batteri la sua genesi e che porta a un rammollimento del tessuto duro con perdita della normale anatomia dentale. Il trattamento tradizionale prevede un'accurata toilette con uno strumento rotante (turbina) per ottenere una rimozione meccanica del tessuto distrutto sino a ottenere una cavità che poi dovrà essere riempita con particolari resine composite per ricostruire e ridare un aspetto anatomico e funzionale al dente. La turbina rappresenta, senza ombra di dubbio, uno strumento efficace, ma produce fastidi quali la sensazione dolorosa dovuta allo sviluppo di calore e alle vibrazioni meccaniche. Per questo motivo viene spesso eseguita un'anestesia locale. La fobia per questo strumento è ben conosciuta e rappresenta, specialmente in età infantile, un incontro traumatico con il dentista. Il laser rappresenta una valida alternativa alla turbina. Riesce a rimuovere carie e vecchi compositi senza toccare il dente, evitando così i fastidiosi effetti dovuti a fenomeni vibratori. Permette inoltre di effettuare la preparazione cavitaria e la relativa mordenzatura decontaminando al contempo l'area. Questo consente di ridurre le complicazioni post-operatorie e i casi di recidiva. Il laser inoltre produce meno calore rispetto al trapano perché ha un'azione estremamente superficiale. Il laser impiegato per il trattamento dei tessuti duri è quello a erbio (Er:YAG) la cui lunghezza d'onda di 2940 nm è assorbita sia dall'acqua che dall'idrossiapatite. L'energia elettromagnetica è assorbita dalle molecole di acqua, trasformandosi in energia termica e portando la temperatura oltre il punto di ebollizione. L'aumento della temperatura dell'acqua, che passa rapidamente allo stato di vapore, causa un aumento di pressione e una serie di microesplosioni che inducono un effetto meccanico ablativo e asportano il tessuto. Il fascio del laser a Er:YAG taglia sia lo smalto che la dentina, sani o patologici. La sua efficienza è condizionata dalla percentuale di acqua contenuta nel tessuto bersaglio. La dentina cariata viene quindi rimossa molto più rapidamente avendo un più alto contenuto di acqua (25%) rispetto a quella sana (8%). Quest'ultima viene a sua volta tagliata meno dello smalto, per l'analogo motivo. Il laser a Erbio vaporizza una superficie di 0,5 mm di diametro mentre la turbina rimuove tridimensionalmente una maggiore quantità di tessuto dentale. Essendo il calibro del raggio laser molto piccolo la precisione nel disegno della cavità è eccellente. La visibilità e il controllo della vaporizzazione del tessuto cariato sono migliori per cui l'ablazione è mirata al solo tessuto cariato senza invadere il tessuto sano circostante e sottostante. Nella maggior parte dei casi, gestendo adeguatamente i parametri energetici, si riesce a lavorare senza l'ausilio degli anestetici o comunque con dosi molto ridotte (risulta pertanto particolarmente adatto in Pedodonzia). Occorre precisare però che questo dipende molto dall'esperienza e dalla manualità dell'operatore. La ricostruzione della lesione avviene poi con metodica tradizionale. Numerosi studi hanno messo in evidenza che l'uso del laser favorisce l'adesione delle resine composite al dente che risulta essere più forte in seguito al trattamento laser e l'otturazione più stabile.

Desensibilizzazione Dentinale

La sensibilità dentinale compare quando la dentina non è più protetta dallo smalto o dalla gengiva. Le cause possono essere anatomiche (anomalie dello smalto), patologiche (traumi o abrasioni a livello dei colletti del dente) o in seguito a malattia parodontale. Quando questo avviene gli stimoli termici (bevande fredde o calde) e meccanici (spazzolamento dentale) attraversano i tubuli dentinali, presenti nella dentina, e arrivano direttamente alla polpa (nervo) e determinano l'ipersensibilità dentinale. Sfruttando l'effetto fototermico del raggio laser si ottiene una fusione superficiale della componente proteica della dentina con conseguente chiusura fisica dei tubuli dentinali (vetrificazione). In tal modo gli stimoli non hanno più la possibilità di attraversare la dentina per arrivare al nervo pulpare. Il risultato è più duraturo ed efficace rispetto all'applicazione delle varie vernici desensibilizzanti. Le sorgenti laser solitamente impiegate sono il KTP (532 nm), il Nd:YAG (1064 nm) e il diodo (810 o 980 nm)




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